-Un lavoro di Stefano Scialpi-

 

Spesso abbiamo sentito dire che il tempo non esiste.

Talvolta abbiamo sentito dire che tempo e spazio non esistono.

Per non farci mancare nulla ci siamo inoltrati anche nel concetto che non siamo separati dagli altri, ma siamo “Tutti uno”.

 

La mente conscia, di fronte a dichiarazioni di questa portata, se lo avesse, avrebbe storto il naso più volte.

 

I limiti dati dal nostro pensare binario, ci impediscono di giungere alla comprensione immediata di concetti distanti galassie dallo schema cui siamo abituati.

 

Forma mentis

Il nostro pensare trae spunto dal modello che inconsapevolmente abbiamo ereditato dalle scuola di ogni età, che ci hanno spinto indietro nel tempo con Darwin, a destra nello spazio con Colombo e giù nel distacco emotivo con Hitler e la sua infamia senza amore.

 

Ovviamente questa scuola non potrebbe mai condurre l’essere umano laddove sarebbe destinato, se tempo e spazio vengono sostituiti da Darwin e Colombo e se il concetto dell’uno viene abbattuto da una storia che sottolinea solo le date dei conflitti e non le meraviglie dell’amore.

 

Eppure saremmo progettati per grandi cose, con potenzialità infinite.

 

La mente conscia avrebbe pieni poteri dai 14 anni in su, se fosse stata messa in condizione di trarre benefici dal presente e da un inconscio strutturato con maestria.

 

Purtroppo l’approssimazione con la quale gli umani, ricchi di ferite profonde mai elaborate, si considerano in grado di essere da insegnamento ad un bambino, lo mettono nella condizione, purtroppo, di ricalcarne le dinamiche interiori e non di ereditare la spinta che gli servirebbe verso una vita in costante evoluzione profonda.

 

Mentre la nostra mente inconscia tentava di strutturarsi organizzando i milioni di dati che riceveva dall’inconscio collettivo – si stima che la mente inconscia elabori fino a 40 Giga Byte di dati al secondo – la nostra vergine mente conscia veniva sporcata da informazioni imprecise e vincolanti ad una realtà utile a sopravvivere attraversando la strada, non di certo per vivere alla grande attraversare la vita.

 

Come il bambino apprende

Il bambino, fino ai 14 anni vive l’inconscio.

Ciba l’inconscio.

Usa l’inconscio.

Impara dall’inconscio.

Impara l’inconscio.

Non è un errore, sono due movimenti interiori differenti.

Il primo indica che trae insegnamento dall’inconscio dell’altro.

Il secondo che quando è a contatto con un altro essere umano ne scarica l’inconscio, come farebbe un computer collegato al wifi.

Considera il bambino come chi ha la password per accedere ai file nascosti del tuo computer, che neanche tu conosci, poichè non hai mai approfondito la materia.

Lui non ha bisogno di approfondirla, perchè è l’unica che conosce.

Quindi vi accede spontaneamente, senza alcuna fatica.

Ogni insegnante, quindi, in classe, incontra numerosi esploratori del suo inconscio, in costante elaborazione di dati.

Il bambino, inoltre, guarisce gli inconsci con cui entra in contatto.

E’ un guaritore.

Il più affidabile che c’è.

Nutrito da un amore infinito e disposto ad accogliere le ferite inconsce di chi incontra, è maestro nel farle venire a galla, con il comportamento più adeguato alla guarigione immediata.

 

Un esempio pratico

L’insegnante ha una profonda ferita di inadeguatezza, non si sente ascoltata, importante, adeguata, accolta, che maschera scegliendo questo lavoro, nel quale può dimostrare a se stessa di essere in grado di farsi ascoltare, considerare, accogliere.

 

Il bambino non la spaventa quanto un adulto, inconsciamente ha la certezza di dominarlo, quindi ha l’illusione di guarire la sua ferita insegnando.

 

Il bambino, però, vede chiaramente dove sta il problema e come risolverlo, quindi nei suoi comportamenti farà in modo che la maestra si renda conto della sua ferita.

 

Come?

Facendole percepire di non essere ascoltata.

In che modo?

Quando lei lo chiama, lui continua a giocare.

Quando lei dà un compito, deve ripeterlo più volte.

E così via.

 

Un’insegnante inconsapevole finisce spesso per reagire in modo eccessivo.

 

Richiamata dalla ferita che le ricorda il mantra “hai visto che non ti ascolta nessuno?”, nutre la proiezione e finisce con l’applicare il modello autoritario che ha ricevuto nell’infanzia, finendo per instillare nell’inconscio del bambino lo stesso seme che ha ricevuto lei.

 

L’alternativa del futuro che immagino, vede l’adulto fermarsi ed interrogarsi sul dolore che la chiama dal profondo, ringraziare il bambino per permetterle di notarlo e darsi da fare, al di fuori della scuola, con un professionista a questo dedicato, per sciogliere il nodo che la tiene legata al corpo di dolore in quel modo.

 

Sciolta la ferita, il bambino non gliela mostrerà più.

 

Non Insegnanti ma da insegnamento

L’umano cresciuto, che di seguito chiamerò “l’adulto impostore” è l’essere vivente cui il bambino ambisce durante il suo processo evolutivo.

Gran parte della popolazione mondiale dimentica di diventare adulta, si accompagna alla morte attraverso comportamenti infantili, disconoscendo in toto quello che significa per l’anima il divenire adulto.

 

Vi è differenza, quindi, fra l’umano che insegna ad un bambino e l’adulto che funge, per lui, da insegnamento.

 

Il primo è un essere infantile che utilizza inconsapevolmente il bambino per guarire le sue ferite profonde.

 

Il secondo è un essere umano adulto che ha guarito, elaborato e trasceso gran parte delle sue ferite e mette a disposizione degli altri esseri umani l’abbondanza di conoscenza emersa in questa esperienza.

 

Il primo ha bisogno di una materia specifica per sentirsi qualcuno.

 

Il secondo è in grado di trovare il modo di raccontare ogni materia, grazie alla capacità di ricercare in profondità e di uscire fortificato dalle esperienze.

 

Ad un bambino non serve memorizzare, serve assimilare i comportamenti utili che conducono all’insegnamento.

 

L’insegnamento si riceve, non si impartisce

 

L’insegnamento è qualcosa che si riceve, non è nulla che si impartisce.

Questo avviene se l’allievo ha curiosità, sete di conoscere, voglia di apprendere.

 

Il maestro ha il compito di attivarli, per poi lasciare all’allievo l’opportunità di sviluppare le sue forze nella ricerca dell’insegnamento giusto.

 

La forza interiore del maestro è per lui il pilastro su cui poggiare le mani quando ha difficoltà nell’incedere, è quello spazio cui attingere ispirazione nei momenti di difficoltà.

 

L’integrità del maestro permette all’allievo di evolvere nel giusto tempo, perchè ne ascolta le fasi, ne osserva i germogli, ne annaffia le radici, senza inondarlo prematuramente ma versando la giusta quantità a due metri di distanza, per permettergli di sviluppare i muscoli della ricerca e la sensibilità nelle percezioni.

 

L’umano bambino abita questa dimensione con un’innata attitudine alla conoscenza, alla scoperta, al costante miglioramento di sè.

 

Il vuoto sociale

Come per un futuro atleta è facile riuscire a correre 2 km in poche settimane di allenamento, allo stesso modo per un bambino è semplice conquistare in pochi anni i comportamenti necessari a destreggiarsi in un pianeta popolato da bambini cresciuti.

 

Per questo motivo, come per l’atleta sarà necessario sviluppare una nuova disciplina interiore, se vorrà fare di quella corsa una specialità da portare alle olimpiadi, così per il bambino cresciuto sarebbe indispensabile imparare a perfezionare le conoscenze base acquisite affinchè possano condurre ad una vita di gioia e gratificazioni.

 

Sarà quindi indispensabile per entrambi sviluppare l’essere, cioè quella parte che sostiene, sviluppa ed aggiorna costantemente dentro di noi le forze nel lungo periodo.

 

Per l’atleta sarà sufficiente rivolgersi ad un allenatore esperto o ad un olimpionico vincente per apprenderne i segreti.

 

Per il bambino cresciuto, invece, non è presente alcuna soluzione.

Oggi.

 

I “maestri” a sua disposizione vengono selezionati mediante concorso, nel migliore dei casi ne vengono valutate le competenze tecniche, nel peggiore vengono promossi al ruolo gli amici degli amici.

 

Persiste da secoli un vuoto sociale drammatico, nel quale i bambini cresciuti sono più evoluti degli “adulti impostori” di riferimento.

 

La rivoluzione necessaria

Diviene indispensabile una rivoluzione decisiva.

Il bambino cresciuto, nelle sue manifestazioni profondamente significative, che purtroppo vengono incasellate dalla contemporanea e mediocre medicina allopatica come iperattività, disturbo dell’attenzione o patologie necessarie a pulire la coscienza dell’adulto impostore di turno, ci sta chiaramente dicendo che gli mancano figure adeguate al suo sviluppo interiore.

 

Ho personalmente assistito alla trasformazione netta di comportamenti che la medicina aveva descritto come definitivi, in bambini che sono stati affiancati da un Io forte, stabile, integro, integerrimo appunto, in grado di vedere il chiaro richiamo forte di quell’anima in evoluzione.

 

L’errore perpetuo di una società ammalata è quello di credere che i bambini abbiano bisogno di aiuto e supporto, mentre in realtà i veri maestri, ancora oggi, sono loro, fin da troppo piccoli.

 

La loro capacità di essere integri, puliti, profondi e superficiali nella conteporaneità, vivi, accesi, nutriti e nutrienti nonostante le circostanze, li posiziona nell’olimpo del maestro vivente, poichè forieri di insegnamenti utili all’umanità intera.

 

Cosa che non si può dire degli adulti impostori che si fingono insegnanti.

 

Sono codesti ad avere bisogno di supporto.

 

La soluzione

E’ innegabilmente chiara la necessità di creare figure integerrime, integre, etiche, totalmente responsabili della propria esistenza.

 

Bisogna procedere con l’addestramento di uomini e donne mirato, forte, costante, che allinei l’essere al fare, al servizio del perfezionamento interiore ed esteriore dell’individuo.

 

E’ giunto il momento di ridefinire il significato di insegnante, riportando in auge la figura del magister, un umano che in ogni spunto del suo essere e del suo fare trasuda maestria.

 

E’ l’epoca della dinastia dei nuovi maestri.

 

La nuova scuola deve basarsi su un uomo che ha avuto la forza di assumersi la totale responsabilità di tutto ciò che è avvenuto nella sua vita e che sa che nulla si crea al di fuori se prima non è avvenuto dentro.

 

Sa piegare la realtà a secondo di ciò che è importante fare, sa riconoscere le pecche della sua esistenza, qualora si manifestassero, con il fine di mettere la soluzione al servizio del prossimo.

 

E’ maestro di allievi e maestro di maestri.

 

Avrà già reso la sua vita abbondante sotto ogni aspetto, al punto che non baserà la sua vita sul bisogno scadente di insegnare, ma il suo tempo sarà a disposizione dell’evoluzione del pianeta intero, perchè questo è il significato spontaneo della sua esistenza.

 

Questo, proprio questo, è il mio.

 

Stefano Scialpi

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