gestione di sé

Siamo esseri economici e imprenditori di noi stessi e fintanto non si diventa tali, l´energia prodotta tra lo psichico e il somatico viene investita e usata inconsapevolmente, o con poca capacità di produrre un effettivo guadagno soddisfacente.

La nostra costituzione umana ha in sé le due fonti di energia inesauribili e costanti, attivabili e disattivabili (eros e tanatos). Si genera così la tensione che ci spinge ad agire al fine di far scendere l´energia che si innesca e che ha bisogno di essere usata, agita o sedata. Quando il suo livello diventa insopportabile da sostenere nel corpo e nella mente.

energia

Come agisce questa energia dentro di noi?

Da un lato abbiamo il corpo con i suoi bisogni che genera energia per soddisfarli. Dall´laltra parte abbiamo la componente psichica, che attraverso l´esperienza, acquisisce le immagini, gli oggetti e la consapevolezza di ciò che serve per soddisfare un bisogno nascente. Se tutto è andato bene si sa dove andare e cosa raggiungere per far fronte alla soddisfazione e pertanto a regolare l´energia, che diventa eccessiva e insopportabile, per riportarla a uno stato di attività sopportabile e appagante.

Secondariamente abbiamo la sessualità e l´aggressività o diciamo i due macrocosmi che si occupano della conservazione della vita, della sua perpetuazione e protezione.

Conoscere, dando un nome, agli stati interni, aiuta a poter abbassare quelle difese che generano dighe contenitive sbagliate e che pertanto non permettono che l´energia si scarichi o produca atti costruttivi. Se qualcosa è andato storto queste dighe sono poste in modo disfunzionale, non permettendo all´individuo di liberare l´energia creativa e fecondativa.

Che succede quando qualcosa è andato storto?

Non parliamo pertanto degli eventi di vita in quanto essa ci pone di fronte a innumerevoli sfide e limiti. Parliamo di come le sfide si affronta e di come i limiti che impongono un freno o uno stop al raggiungimento della soddisfazione, si superano.

Negli studi fatti da Viktor Frankl, è interessante notare che dalle sue ricerche e osservazioni emerge che ci sono persone che nonostante abbiamo affrontato nella vita grossi traumi o vissuto situazioni estreme, riescono ad andare avanti e vivere una vita soddisfacente e serena. Queste persone sono in grado di andare oltre e di economizzare e investire le proprie energie oltre al vissuto personale e oltre alle esperienze che in loro non producono freni o stasi del corso della vita. Ci dice, infine, che ciò che li ha portati avanti è il senso e il loro progetto di vita per il quale non hanno mai messo un freno e hanno perseverato verso la loro direzione, nonostante tutto.

amore

Qual´è il senso della vita?

Ognuno ha un suo perché che gli serve a muoversi e quando questo perché viene inibito, sedato o reputato sbagliato avviene un cortocircuito e tutto si arresta. L´energia viene investita in modo disorganizzato e sparpagliata in diverse azioni o anche rivolta verso sé stessi in un circolo di sforzo, di controllo di sé molto stancante. Occorre scendere dentro sé e vedersi per poter avere sé stessi in mano. Diventare imprenditori, capaci di investire in buoni affari che portano soddisfazione, generano benessere e frutti da ereditare per altri.

Tornando a i tasti, che ognuno ha dentro di sé, per attivare l´energia possiamo dire che hanno origine già a partire dal´utero nel quale è stata generata la nostra vita e sopratutto nei nostri primi anni. Persone che alla basa, all´inizio della loro vita sono stati accolti i braccia capaci di affettività e di presenza portano con loro un vaccino per la vita che non li ferma, qualsiasi cosa accada riescono a portarsi oltre e a generare fino alla fine. In altro modo, quando questi primi anni sono stati insoddisfacenti si tenderà a perpetuarli lungo tutto l´arco della vita. La buona notizia è che possiamo ricostruirci in qualsiasi momento e andare a elaborare tutto questo giungendo alla fonte per poi sovvertirla e andare oltre al cerchio di vita prestabilito per portarsi in un cerchio di vita desiderato. Diventare imprenditori.

Le relazioni primarie

Vorrei qui entrare in maniera introduttiva verso ciò che la primaria relazione madre-figlio/a dona, sia in senso negativo che positivo.

Prendendo, ad esempio, la vita di una bambina il cui stato eccitatori non è stato riconosciuto e pertanto ha avuto un´esperienza di insoddisfazione dei propri bisogni o una soddisfazione incostante. Nella sua vita questa mancanza tenderà a costruirne il carattere, carente e difensivo, portandola all´incapacità di generare e economizzare, guadagnando e spendendo con soddisfazione. Resterà “povera” e vuota interiormente, fintanto non si porterà volontariamente a fare esperienza di soddisfazione e con volontà romperà ciò che i condizionamenti le hanno generato. Può con tenacia e costanza ricostruirsi. Questo le dona una grande qualità e la capacità di vedere anche dietro al sipario delle apparenze in quanto ne ha esperienza e ne conosce le strade. Nella relazione primaria la madre media tra le sensazioni interne del neonato e l´esterno. Regola e dona strumenti al fine di generare nel bambino quei “mattoni” solidi per poter poi uscire nel mondo  costruire un io forte e capace che non viene sconvolta da un Es irrompente o sottomesso da un super-io schiacciante. Un io capace di mediare e portare avanti la persona nella vita senza farsi sopraffare da troppe imposizioni ne da forze dirompenti dell´Es. Il padre in seguito diventa fondamentale affinché il piccolo essere umano possa completare questa crescita e andare in autonomia lungo la strada della sua vita.

Condizionamento

Apriamo una piccola parentesi su ciò che ci dicono le scienze dell´apprendimento e parliamo un´attimo di come avviene il condizionamento (limitazioni interne o esterne che limitano il comportamento, la libertà di un soggetto o generano un comportamento nell´altro desiderato da un´altro soggetto). Nel condizionamento classico uno stimolo neutro viene associato a un emozione fino al punto che ogni cosa assomigli a questo stimolo fa partire la reazione emotiva e pertanto la generazione di energia che può portare, nel caso della paura a un attacco o a una fuga. John Watson (psicologo) dimostrò attraverso le sue ricerche che la paura è appresa, condizionata dalla´ambiente esterno e essa può essere sana e utile a conservare la vita, quando condizionata su reali pericoli, oppure malsana quando essa nasce per stimoli altri dal reale pericolo. John (in modi discutibili) ha portato aventi le sue ricerche osservando come un trauma in concomitanza con un oggetto poi si generalizza ad altri oggetti simili a quello vissuto come traumatico. Tutto questo per arrivare a proporre il metodo della desensibilizzazione sistematica agendo così sul superamento del trauma. Questo viene utilizzato ancora oggi negl´approcci cognitivo-comportamnteli dove si porta la persona a riprendere contatto con la situazione (gli stimoli) traumatici al fine di azzerarne la capacità attivante del contenuto emotivo e della paura. tutto ciò funziona molto bene ma ciò che John non ha preso in considerazione e ciò che questo tipo di esperienza ha lasciato dentro al corpo. Il corpo ha vissuto uno stato eccitatorio di questa portata e pertanto ha un´esperienza incarnata di questa emozione perpetuata un numero personale di volte. Questo ci porta a presuppone che questo stato di attivazione rimane e la soglia di innesco, anche se non si ha più la paura di quello stimolo, desensibilizzato, resta il dolore di quel´esperienza. Allora passiamo a come si fa ora a togliere il dolore dell´esperienza traumatica: occorre percorrere i passi nella direzione di abbandono dell´esperienza e di perdita. Fare il lutto e andare oltre alla possibilità che la medesima cosa possa ripetersi, facendo spazio dentro di sé, e pertanto interiorizzando in seguito nuove esperienze. Questo accadere può generarsi attraverso nuove esperienze che vanno a modificare i tasti percettivi e sensoriali permettendo di sentire altro.

Come si fa a interiorizzare, a portare dentro di sé qualcosa di diverso dal sentire doloroso?

Attraverso la fiducia e il poter stare in una relazione affettiva e appagante quindi soddisfacente avendo a disposizione un universo di altre possibilità e persone che possono contribuire a generare situazioni esperienziali soddisfacenti. Possiamo portarci in luoghi e contesti differenti da quelli che generano sofferenza o il ricordo di essa ma occorre un atto di presa di coscienza e una volontà attiva propulsa verso l´uscita da una costellazione ambientale, soggettiva e sociale differente da quella fin li vissuta. Possiamo dire che gli ambienti di vita e le società umane sono innumerevoli e ognuno ha la possibilità oggi di scegliere dove vuole portarsi e in che ambiente i suoi talenti possono essere espressi e messi a disposizione. Non è ancora una cosa che molti possono vedere in quanto i loro condizionamenti gli impediscono la libertà di visione e pertanto li costringono a mantenersi in contesti di vita frustranti e indesiderati.

Le possibilità esistono ma la differenza la fa chi inizia a fare e a camminare nella direzione che desidera. Questo cambia tutto e molte persone non sanno nemmeno perché si trovano in certe condizioni e in certe esperienze di vita. Non sanno che possono andare dove gli piace e dove stanno bene. Questo non vuol dire che esistono luoghi ideali dove non esiste la caducità della vita ma esiste la consapevolezza e la capacità di andare oltre ad essa e poter generare e dare in eredità tutto quanto si è costruito al fine di renderlo utile, continuativo e soprattutto che permette di migliorare o dare più benessere ad altri.

Un bambino che sperimenta l´errore su di sé e che pertanto interiorizza una dimensione di sé come sbagliato e insoddisfacente, per la sua purezza iniziale la cosa genera grande sofferenza e anche se gli viene tolta e viene inserito in un contesto dove le possibilità di soddisfazione e costruzione sono favorevoli, non riuscirà a usarle. Non riesce perché l´interiorizzazione avvenuta non ha permesso di essere e pertanto di esistere. Questo porta il soggetto a una perdita costante dove un avere non c´è mai stato. Sono persone poi che tenderanno a preoccuparsi costantemente degli altri ma non per il fatto che amano l´altro ma per poterne controllare le angosce in modo da non ritrovarsi mai in situazioni conflittuali o generative di malessere che non sono in grado di affrontare in quanto non ne hanno gli strumenti interiorizzati.

Interiorizzazione

Questo processo avviene per mezzo del corpo e della volontà nonché attraverso la capacità di immedesimazione e pertanto di identificazione nell´altro, nel suo fare (modeling). Si apprende nel concreto per imitazione guardando muoversi e agire il corpo altrui e imitandone le movenze fino a che vengono memorizzate, generalizzate e usate senza più un controllo cosciente. Non è un processo che avviene coscientemente, lo si può forzare ma non viene così generalizzato e resta una competenza altra che non viene interiorizzata, non diviene mai propria.

salvo nell´vuoto

Allora come si fa a fare proprie le cose e gli strumenti che si ereditano?

Ci vuole la componente calda e affettiva perché le cose possano entrare e incarnarsi nel corpo. Un corpo che ha subito violenza e sentito per lo più dolore tenderà a difendersi e pertanto a chiudere le porte dell´entrata in sé e resterà a uno stadio di divieto di andare oltre allo stato di sicurezza raggiunto. Quella modalità gli permette, secondo lui, di sopravvivere, ma purtroppo non gli permette di vivere. Qui abbiamo due vie e due tipologie di persone: coloro che vogliono vivere e coloro che vogliono sopravvivere. In entrambi i casi ci vuole la capacità di sopportazione dei propri contenuti interni e di gestione di sé, tra sé e l´esterno. Chi vuole sopravvivere ha da posizionarsi in una dimensione predatoria e pertanto di uso e consumo di ciò che arriva loro dinnanzi cercando di arraffarne il più possibile, annullando, con le difese, la propria umanità perché sarebbe insopportabile da reggere la consapevolezza di ciò che viene agito togliendo ad altri per avere tutto per sè. Una ricerca sfrenata di godimento e annientamento di sé e di tutto ciò che sta loro attorno. Prevale qui la pulsione di morte e la distruzione, anche se la pulsione di vita è anche essa presente ma non predomina e dopo aver costruito si innescherà la distruzione.

L´altra via, eleva, a uno stato di predominanza della pulsione di vita, usa la pulsione distruttiva per eliminare ciò che frena il prosequio della generazione e della costruzione della vita stessa. Si abbandona la paura di perdere l´oggetto e l´amore ideale potendo fare i conti con la realtà e pertanto vederne i vuoti e agire verso direzioni desiderate.

Il desiderio non nasce da una mancanza ma dal piacere provato in esperienze soddisfacenti che si vogliono ancora vivere.

 

Marijana Jufer

 

 

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